Comunità Pastorale dei Santi Apostoli

Basilica di San Calimero

San CalimeroCorso Porta Vigentina, 14 - 20100 Milano

Telefono 02/58314028

Orari di apertura:

Lunedì –Venerdì 9.30 -11.30/15.30 -17.30

SS. Messe ogni sabato, domenica, festivi e prefestivi alle ore 17.30

Un’antica menzione della chiesa si trova in un epigramma del vescovo Ennodio (474-521d.C.) che ricorda il restauro della Basilica compiuto dal vescovo di Milano S. Lorenzo I (490-521); durante gli scavi compiuti nel1905 nella cripta della chiesa si rinvennero, a conferma dell’epigramma di Ennodio, dei mattoni con una marca di fabbrica che risultò essere quella di re Teodorico (493-526 d.C.).

Il luogo in cui sorge la Basilica era anticamente un’area cimiteriale fuori dalle porte della città, lungo la via di Roma: ancora oggi murate sul fianco destro della chiesa vi sono alcune lapidi funerarie, pagane e cristiane, provenienti dalla vecchia necropoli.

Della fase romanica S. Calimero conserva, esternamente, l'abside e il fianco destro che presenta un paramento di mattoni a vista inframmezzati da corsi disposti a spina di pesce; vi si leggono le tracce delle monofore primitive che raggiungevano l’imposta del tetto a capriate. Un elemento particolare è il campanile, la cui cella campanaria è frutto di ricostruzione secentesca.

Conservata nelle linee originarie è l’abside (IX-X sec) ritmata da una serie di arcatelle (visibili esternamente) a bocca di forno, è scompartita da sei lesene e aperta da tre ampie finestre.

INTERNO

É ad unica navata a pianta rettangolare ed absidata; la divisione in cinque campate coperte da volte oblunghe distinte da grossi pilastri quadrati appartiene ad una fase successiva.

Le cappelle e i vani che fiancheggiano la navata sono di data più recente.

Le finestre che si aprono sulle pareti laterali della navata, non erano larghe ed a trifora come le attuali, ma monofore molto allungate.

La scalinata che conduceva alla cripta iniziava nel mezzo della navata, scendendo con rampa diritta e larga. La cripta poi era aperta verso la chiesa mediante tre archi sostenuti da colonne. Negli atti della visita pastorale di San Carlo del 1567, vengono menzionate le otto colonne in “sericio”, ancora presenti, che reggono le volte a sesto ribassato. Queste accolsero poi i festosi affreschi dei Fiammenghini rappresentanti busti di santi incorniciati da ghirlande di fiori e frutti.

Una trasformazione radicale della chiesa avvenne in pieno Seicento, quando la ristrutturazione della chiesa venne affidata al Richino. Nessun documento iconografico contemporaneo ha però conservato l'immagine di questa fase di S.Calimero.

Il Settecento lascia il suo segno nei ricchi rivestimenti marmorei offerti dalla Confraternita del Sacramento e nell’oratorio di S. Maria e Michele, una piccola chiesa di fondazione imprecisata oggi annessa a San Calimero: appoggiata al fianco sinistro del presbiterio, attualmente funge da sagrestia.

La sagrestia è rappresentata da una piccola aula rettangolare con presbiterio mistilineo, delimitato da colonne ioniche con basi intagliate e dorate. Alle pareti vi sono delle preziose decorazioni a finte architetture che inquadrano le figure delle Virtu’. Vicino all’ingresso era posto un affresco del Quattrocento rappresentante la Madonna con Bambino con Santa Caterina d’Alessandria e Santa Caterina da Siena, attribuito al pittore cremonese Cristoforo Moretti e proveniente dalla distrutta Chiesa di S. Rocco, ora strappato e collocato sulla parete destra dell’Altare.

Dalla sagrestia, una scala a due rampe conduce alla sala capitolare. In questa sala le decorazioni, opera dei pittori G.Battista e Girolamo de’ Grandi e Giacomo Pallavicini, coprono l’unica navata e il piccolo presbiterio. Il tema delle decorazioni è riferito agli angeli e nel presbiterio si svolge il tema dell’incoronazione della Vergine. La copertura della navata è a travicelli e tavolette dipinte.

Nel primo Ottocento si rifece in forme neoclassiche l’Altare maggiore della Basilica, con marmi di vario colore: bianco di Carrara, verde di Varallo, onice bergamasco, con ornati in rame dorato.

Il mutamento di gusto e il preteso ritorno alla purezza romanica finirono per condannare gli interventi richiniani e i successivi abbellimenti settecenteschi e San Calimero venne ristrutturata secondo le esigenze della nuova ideologia architettonica. Il ripristino venne attuato tra il 1882 e il 1884 dall’architetto Angelo Colla. Il suo progetto ebbe un orientamento neoromanico, più consono alla moda del momento. Egli non esitò a modificare radicalmente la chiesa secentesca, sostituì la facciata con l'attuale in mattoni preceduta da un protiro che ricorda i presunti modelli romanici, così pure l’interno, a cinque campate con volte a vela cordonate, spogliato delle decorazioni settecentesche, rispecchia l'orientamento medioevale del Colla.

Nel 1882 venne inaugurato il nuovo pulpito in pietra, che richiama i pulpiti del duecento.

Nel 1883 la cappella del battistero (prima cappella a sinistra) venne ornata da un grande tondo del pittore Angelo Prada, rappresentante il Battesimo di Gesù.

Nel 1895 fu rinnovata anche la decorazione delle pareti, rimaste sino allora spoglie. Dapprima fu affrescato l’abside ed il presbiterio: il catino absidale con una visione della SS. Trinità fra gruppi di angeli e la volta del presbiterio con quattro medaglioni recanti l’immagine di S. Barnaba e dei Santi Vescovi milanesi Calimero, Castriziano e Lorenzo I.

Seguirono nel 1898 gli affreschi della navata, con medaglioni recanti simboli vari sulle volte e con figure di Santi Martiri della Chiesa milanese alle pareti. Di tutte queste pitture fu autore il Prada il quale fu coadiuvato per alcune parti dal pittore Carlo Arnaboldi.

Oggi è possibile ammirare la bellezza suggestiva e raccolta dell’ambiente, dall’architettura sobria, con ampia navata, terminante nella dolce linea incurvata dell’abside.

Appesa alla parete, accanto all’ingresso di destra, è collocata una tela rappresentante la Crocifissione, opera attribuita al Cerano. 

Nella terza cappella di destra è collocata una tela di carattere leonardesco, attribuita a Marco d’Oggiono. La cappella è stata decorata dalla scuola del Beato Angelico e le pitture ai lati rappresentano S. Gioacchino e S. Anna. (testo di Stefano Teneggi)